Pietro Tozzi

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Tozzi Pietro, Ruvo del Monte 15 giugno 1883 – New York City 1974?

Pietro Vito Tozzi, da sempre conosciuto solo come Pietro Tozzi, è stato un pittore italo-americano.

Nel Dizionario dei Lucani (Angelo Lucano Larotonda, Dizionario dei Lucani, Mondadori Electa, 2012)

è riportata la sua scheda che trascrivo.

Non si hanno notizie della sua infanzia. Lo troviamo  già a Napoli nel 1899 iscritto all’ Accademia di Belle Arti per apprendere le tecniche di pittura. Tra i suoi maestri vi è Domenico Morelli (1826-1901), uno dei più importanti artisti napoletani dell’Ottocento, Michele Ammarano (1835-1920), il cui stile era molto vicino al ‘realismo sociale’ praticato da un settore

della pittura italiana dell’epoca. Entrambi i maestri incidono profondamente, più degli altri, sulla formazione del giovane Tozzi, il quale dal primo prende la pastosità e la brillantezza della tavolozza, dal secondo  il modo di guardare i contenuti.

   Il primo lavoro importante che egli concepisce, subito dopo essere uscito dall’Accademia, è “Il Mietitore della Basilicata”. Ha appena ventitré anni. Il famoso giornalista e poeta Salvatore Di Giacomo (1860-1934), vista la tela, gli indirizza una lettera di congratulazioni, tra cui dice: “Vi è bella forza di colorito e viva e penetrante espressione: e tutto è luminoso e caldo di vita e di umanità Così suggestiva e così vigorosa di plastica”.

Pietro Tozzi

Dolore e dignità

L’anno successivo, per un inspiegabile motivo, si trasferisce a New York (1907). Qui apre subito uno studio e, avendo necessità di vivere, si dedica ai ritratti. Grazie alla loro qualità artistica, piacciono subito alla buona borghesia newyorkese di cui molti esponenti si fanno ritrarre. La grande occasione per farsi conoscere da essa è data  dall’esposizione al Metropolitan Museum del suo quadro tanto lodato dal Di Giacomo. Tale quadro vince addirittura il secondo premio internazionale di pittura con l’assegnazione di una medaglia d’argento.

     Torna in Italia e si stabilisce a Firenze. Scoppia la grande guerra 1915-18 e lui è richiamato alle armi col grado di tenente di complemento. In questo periodo, con una visione po’ romantica, dipinge la tela “Riposo di un piccolo posto avanzato”.  Durante la famosa battaglia di Monte San Michele Tozzi, a causa della sua audacia, rimane ferito piuttosto gravemente, tanto da meritare una medaglia d’argento al valore e la promozione a capitano.

     In questi anni emerge un tratto particolare delle qualità del Tozzi: la capacità di mediazione. Ciò fa si che nel 1818 sia assegnato, su richiesta del   governo americano, al Commissariato degli Stati Uniti a Roma col ruolo di ufficiale di collegamento.

Grazie alla sua notorietà di ritrattista, durante questa breve missione in America  Tozzi riesce in poco tempo ad organizzare  l’”American free Milk and Relief for Italy”, e cioè un comitato per l’assistenza all’infanzia vittima delle privazioni della guerra. A tale scopo, esso gli fa giungere  in Italia, e a più riprese, consistenti fondi raccolti,  che lui gira alla Croce Rossa. L’anno prima era riuscito a ottenere in dono, da un altro comitato femminile, un’autoambulanza impiegata per il trasporto dei feriti.

       Nel settembre sempre del 1918 l’allora Presidente del Consiglio italiano, Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952 ), lo invia a Washington per una missione diplomatica, che ha buon esito. Per questo risultato, l’Orlando lo porta al suo seguito come consigliere alla Conferenza di pace di Parigi (1919),organizzata dai vincitori della Prima guerra mondiale per spartirsi l’Europa, a spese dell’Austria e Germania sconfitti.

Generale Caviglia

     Finita la guerra, Tozzi torna a Firenze e spesso compie viaggi in America non soltanto per dipingere ritratti ma anche per vendere oggetti d’arte. Durante uno di questi viaggi, nel 1921 si imbatte casualmente a New York in un albergatore in possesso del quadro “Madonnina” di Francesco Raibolini detto il Francia, rubato da un giovane italiano nel 1919 dalla Pinacoteca di Bologna. L’albergatore gli chiede una somma considerevole per cederglielo  dovendo recuperare il debito contratto con lui dal giovane ladro. Tozzi non ha la somma richiesta, prospetta allora il caso a Pasquale Magarella, imprenditore lucano a New York, il quale riscatta il quadro. Tozzi lo restituisce alla Pinacoteca bolognese coinvolgendo però, con gran rumore, la stampa americana, che ne fa un caso simile al furto della “Gioconda” di Leonardo avvenuto nel 1911 al Louvre. Non lo fa soltanto per spirito di patria ma anche per pubblicizzare se stesso come pittore e come antiquario.

    Egli  è infatti anche collezionista d’arte. E in tal senso il suo studio di via Mannelli a Firenze è anche una di bottega di quadri e statue antiche. E’ tutto materiale che acquista per rivenderlo, non soltanto in Italia ma soprattutto in America, dove finisce in collezioni pubbliche e private. Questo interesse commerciale motiva i suoi frequenti viaggi oltre oceano.

    Per professionalità e cultura è chiamato come consulente d’arte da vari musei e collezionisti, specialmente nel campo delle sculture antiche.Durante un ennesimo viaggio  a New York (1942)  partecipa con la moglie ad un’asta presso le American-Anderson Galleries e riesce ad acquistare per una somma considerevole  una statua attribuita allo scultore rinascimentale Andrea Sansovino (1467-1529 ). Una volta pulita dalla sporcizia e dai cristalli salini accumulatisi nel tempo, Tozzi capisce che l’autore della statua è un altro: le sue forme sono  caratteristiche tipiche dell’arte di Michelangelo Buonarroti!Porta la statua in Italia e per due anni essa viene esaminata da studiosi presso la Casa Buonarroti, dove Tozzi l’ha messa a disposizione. La statua è il famoso  “San Giovannino”,  scolpita verso il 1495-1496  circa, sparito dall’Italia da qualche secolo . Dopo il riconoscimento, Tozzi se la riprende. Oggi non si sa dove essa sia (sicuramente è finita in una collezione privata).

     Non esistono studi monografici sulla pittura del Tozzi, né esiste un catalogo. Egli è ricordato non soltanto per i due particolari episodi narrati, ma anche perché ai suoi tempi è considerato un ottimo ritrattista. “Nel quadro, la pittura diventa scultura. Luci chiare vengono a noi dalla profondità cupa di ambienti privati, sui quali ha modellato i ritratti di fanciulli vivaci e ridenti, di giovani e vecchi venerandi, dall’aspetto pieno di dignitosa nobiltà” 

Pietro Tozzi non ha mai dimenticato le sue origini lucane ed è sempre stato molto legato a Ruvo del Monte, suo paese natio. Ne abbiamo conferma nella corrispondenza intrattenuta con i Sindaci di Ruvo, laddove egli promette di istituire 15 borse di studio da attribuire annualmente agli iscritti nell’elenco dei poveri  e di adoperarsi per i più bisognosi di Ruvo del Monte.

In una lettera datata 5 novembre 1970 egli così scrive dall’America all’allora Sindaco di Ruvo Vito Casino : “Pregiatissimo Signor Sindaco Casino , approfittando della venuta in Ruvo del compaesano Giuseppantonio Suozzi , son lieto di inviarle un libro sul “San Giovannino di Michelangelo” da me scoperto.

Dei due libri che mando uno da restare nell’archivio del Comune, quale mio ricordo, e l’altro sarà tanto gentile di volerlo consegnare a monsignore Giuseppe Ciampa.

Gradisca i miei più cordiali saluti . Pietro Tozzi .” Il libro, per inciso , autografato dallo stesso Tozzi , è quello di cui sopra si è detto.

Ed il Sindaco così risponde in data 21 novembre 1970 : “Egr. Sig. Concittadino , Non troviamo parole per ringraziarla dell’omaggio fatto a questo paese, che le ha dato i natali, e l’assicuriamo che il suo libro sarà conservato agli atti di questo Comune a ricordo della Sua  persona e del Suo Lavoro indefesso, relativo allo studio della statua attribuita al Maestro Michelangelo.

Noi siamo orgogliosi di avere negli Stati Uniti un concittadino, figlio della sua Ruvo, che ha saputo con il suo ingegno e con la sua arte farsi onore in Italia e in terre straniere, del che serberemo imperituro ricordo.

La ringraziamo, inoltre, per la promessa relativa alla istituzione di n. 15 borse di studio da conferire annualmente agli iscritti nell’elenco dei poveri e di quant’altro potrà fare negli interessi di tutti i Suoi e miei concittadini, che avranno effettivamente bisogno.

Grazie ancora e distinti saluti anche a nome dei suoi compaesani e da me particolarmente.

 IL SINDACO (Geom. Vito Casino)”.

Il mietitore di Basilicata

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